Il cammino è un passo alla volta

“Il cammino si fa camminando” recita una meravigliosa poesia di Antonio Machado che ho inserito in “A mente serena”.
Mi viene in mente questo verso mentre trovo parcheggio di fronte a Grom; direi che come buon auspicio non c’è male.
Ho una commissione da sbrigare poi mi dirigerò verso lo Scriptorium Cafè, attraverso una camminata consapevole che ho intenzione di praticare, lungo Corso Magenta.
La giacca mi scalda bene ora ma mi rendo conto che sarò troppo leggero quando sarà terminata la presentazione: lo zaino in spalla mi aiuta a tenere il busto e la schiena diritta.

Passo dopo passo, respiro dopo respiro, il mio cammino è ben ritmato: mi avvicino alla prima presentazione di “A mente serena”. Non è un’evento qualsiasi, siamo all’interno della rassegna di Bookcity.
La città invasa per quattro giorni da eventi dedicati ai libri: che meraviglia, dovrebbe essere una settimana, almeno, come avviene per la moda e il Design.
Solo un anno fa ascoltavo la presentazione di un libro meraviglioso, “Tra due vite” di Laura Mazzeri, anche questa una storia di malattia, profonda e autentica.

Oggi ci saranno persone che verranno ad ascoltare me, la mia storia.
Non è vero.
Mi viene in mente ciò che Lama Michel mi ha recentemente detto: “Quando sei lì, non pensare a te; pensa a cosa puoi dire per loro”.
Mi sento più tranquillo, so che la mia storia può essere un esempio per molti. Come tutte le storie di resurrezioni, di gioia dopo un dolore, ci insegnano che ce la possiamo fare. Se ce l’ho fatta io, ce la possiamo fare tutti. Non è una frase fatta, è la verità.

Improvvisamente mi fermo di fronte a Santa Maria delle Grazie. E’ uno spettacolo.
Le luci del tramonto le regalano un aura di magia quasi irreale, nel traffico caotico e rumoroso del venerdì sera.
Non resisto alla tentazione di prendere in mano il cellulare e fare una foto: la condivido su Instagram. Ho rotto l’incantesimo? Boh…
Poi penso che Paolo Subioli ha appena scritto: “Ama il tuo smartphone come te stesso” e ogni dubbio mi svanisce.

Sono eccessivamente in anticipo. Entro in un bar e resto con me stesso ancora un pò, prima di immergermi nell’accoglienza di Virginia e Pasquale; anche per loro è il primo passo del cammino, la prima presentazione di un libro allo Scriptorium Cafè, ma la lunga serie è già dietro l’angolo. Auguri, ragazzi, vi meritate ogni bene.

Sono rilassato, mi rendo conto di provare una sensazione di benessere piena, rotonda.
Sono dove voglio essere con chi voglio essere, in questo momento, eccezion fatta per i miei genitori. Chissà che emozioni vivrebbero stasera! E chissà se potranno esserci venerdì prossimo… Un pensiero va anche a loro, prima di cominciare: anche l’ultima foglia dell’ultimo ramo non dimentica di ringraziare le radici dell’albero.

Con Maurizio accanto, è tutto più semplice.
Parto in contropiede con quattro ringraziamenti fondamentali: Hoepli, Bookcity, Scriptorium Cafè e, appunto, Maurizio. Probabilmente sbagliando, mi viene spesso naturale rivolgermi a lui più che al pubblico, come in una delle nostre mille conversazioni.
Sono rilassato sì, ma fino ad un certo punto: mi si secca la gola e lui beve più acqua di quanta benzina consumi un Porsche Cayenne. “Adesso ti frego io”: svuoto l’ultima bottiglia, mi riempio il bicchiere e sorseggio a micro dosi. Ora si arrangia. Del resto, sono io la star della serata!

Tutto scorre in modo naturale, il pubblico ascolta con attenzione, apprezza, ride. Si parla di basket, di tennis, di puzzle. Sì, sì, anche di Mindfulness.
Alla fine concludiamo con un “Siamo tutti campioni” che incarna bene la metafora sportiva, così frequente durante la serata.
Come mi disse anni fa un attore di teatro, “alla fine la gente applaude”. Qui sorride, anche. Ecco, sì, sorrisi. Mi piace notare che sono tanti e mi sembrano aperti, sinceri.
Me li porto a casa tutti, mentre firmo copie del libro, cercando di scrivere qualcosa di personale e sensato ad ognuno.

Maurizio scappa e mi aspetta al Forum a vedere l’Olimpia, per abbracciarmi e dirmi: “Stasera mi sono divertito”. Dopo il basket, mi aspetta un weekend di calcio (Under 13) e volley (Under 16). Proseguirò così la mia decompressione, lontano dai social, dalle foto e dai resoconti: adesso voglio restare con il sapore di questa sera il più a lungo possibile, come ti insegna il chicco di uva passa in uno dei primi esercizi di Mindfulness.

Saluto tutti, bacio Silvia (che mi sgrida perché sono troppo leggero!) e mi rimetto in cammino verso la macchina.
Amore, non preoccuparti, non ho freddo, non posso averlo stasera.
Un passo alla volta, percorreremo il nostro cammino.
Sono felice. Qui e ora.

“Caminante, son tus huellas
el camino y nada más;
Caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace el camino,
y al volver la vista atrás
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante no hay camino
sino estelas en la mar.”

Antonio Machado

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