Il primo passo di un lungo viaggio

“La malattia è un dono” è un pensiero, il mio pensiero, che si è formato lungo un percorso iniziato, involontariamente, ventisei anni fa, il 7 luglio 1989.

Qualche giorno prima mi era stato diagnosticato il Morbo di Crohn, una malattia cronica infiammatoria dell’intestino; a seguito di questa diagnosi, mi ritrovavo al Policlinico di Milano, nel vecchio Padiglione Granelli, con mia madre, di fronte al Professor Ranzi e alla Dottoressa Campanini, che per primi cominciarono a spiegarmi il significato di questa diagnosi, con questo nome strano, di cui non avevo mai sentito parlare e che nei mesi precedenti mi aveva causato sofferenze e malessere atroci.

In tono molto empatico, come un giovane paziente sedicenne suggerisce, ma altrettanto fermo, con un linguaggio semplice e comprensibile, mi raccontarono che tipo di patologia fosse la malattia di Crohn. Mi spiegarono quali conseguenze avrei dovuto e potuto affrontare da quel giorno per il resto della mia esistenza, sia in termini di comportamenti da tenere, sia per i trattamenti e le cure a cui mi sarei molto probabilmente dovuto sottoporre nel breve, medio e lungo termine.

Affermare che la mia vita non sia stata influenzata in modo determinante da questo evento, sarebbe ipocrita; non solo, penso di poter sostenere che, per fortuna, la mia vita ne è stata fortemente condizionata.
“La malattia è un dono” è un pensiero forte, che potrà non essere condiviso da tutti; qualcuno potrebbe anche sentirsi offeso, forse, da una frase del genere.
Ha tutta la mia comprensione.

Avendo subito due operazioni e conseguentemente, trascorso periodi di grande dolore, sofferenza e disperazione, so perfettamente che, se qualcuno si fosse azzardato a suggerirmi un pensiero di questo tipo, all’epoca, lo avrei certamente insultato.

Qualche giorno fa mi trovavo in ospedale, per la terapia biologica che assumo ogni 12 settimane; con me c’erano altri 3 pazienti, tutti affetti da morbo di Crohn o Colite ulcerosa.
Rispettivamente, avevano questa “scomoda compagnia” da 13, 10 e 2 anni: complessivamente, quindi, non raggiungevano la mia “anzianità” di malato.

Ognuno di loro, in base alla propria situazione contingente e alla propria storia personale, aveva un modo differente di approcciarsi alla malattia e al medico presente nell’ambulatorio per le anamnesi.
Osservando soprattutto il paziente più giovane, ho pensato che era giunto il momento di dare un valore a questa esperienza e condividere il mio percorso.

Cercherò di farlo nel modo più delicato possibile, seguendo i principi di educazione che mi hanno insegnato i miei genitori e di rispetto per la libertà del pensiero altrui che mi ha trasmesso il Counselling e la meditazione, attraverso il ricordo personale di episodi e momenti che ritengo valga la pena raccontare, ma anche grazie alla condivisione di contributi esterni, da parte di altri malati o di medici, o di chiunque potrà e vorrà offrire spunti di riflessione interessanti.

Ventisei anni fa compivo, forzatamente, il primo passo di un lungo percorso; oggi mi sento di compiere, questa volta consapevolmente e con gioia, un altro primo passo; vedremo dove porta questo viaggio.

A presto

GC

“Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo” – Lao Tze

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