Blue whale: la balena di Pinocchio

Nelle scorse settimane ha fatto molto scalpore il servizio mandato in onda dalla trasmissione “Le Iene” e il successivo rimbalzo di orrore misto rabbia per i suicidi di molti adolescenti che un gioco folle, denominato Blue Whale, ideato da una persona altrettanto folle, avrebbe causato.

Le informazioni sempre più ricche di dettagli macabri si sono moltiplicate e in poco tempo, come spesso accade dopo una psicosi generalizzata, sono aumentati anche i sospetti che la notizia fosse stata ripresa in modo superficiale, impreciso, infine che fosse addirittura inventata, giusto per andare a rinforzare un altro tema caldo, quello delle cosiddette bufale o, per dirla in inglese, fake news.

Non vi è alcun dubbio che qualsiasi azione spinga un adolescente (ma anche un adulto) al suicidio, facendo leva sulle debolezze e le insicurezze di chi ancora non è pronto alla vita per dirigerlo verso la peggiore delle sorti, sia da condannare senza appello con estrema durezza e intransigenza. Attualmente, però, a distanza di giorni, sembra arrivare il momento di una ricostruzione più oggettiva (leggi qui) riguardo ciò che è realmente accaduto, pur senza negare i casi isolati, certamente reali, registrati nel nostro Paese, di ragazzini che sono stati sorpresi con tagli sulle braccia e, fortunatamente, fermati e aiutati in tempo.

Riflettiamo un attimo: dobbiamo realmente sapere se un tizio ha davvero spinto al suicidio centinaia di adolescenti nel mondo attraverso un gioco online?
A parte il legittimo desiderio e diritto di assicurare un eventuale assassino alla giustizia e di comprendere anche la qualità dell’informazione che ci viene fornita, ha importanza sapere se e cosa ha realmente escogitato un folle dalla mente criminale?

Questo episodio, che sia vero o falso, realmente accaduto o la più macabra delle fake news, come sembrerebbe, non toglie e non aggiunge nulla alla qualità della nostra attenzione e del nostro diretto interessamento riguardo ciò che i nostri figli fanno e possono fare sul web. Ci sono situazioni in cui verificare le fonti e la veridicità di una notizia è fondamentale; in altri casi, è pressoché ininfluente: questo è uno di quei casi.
Potenzialmente, è possibile che un pazzo crei una piattaforma sul web con questi intenti criminali e, colpendo le fasce psicologicamente più deboli e manipolabili, compia una vera e propria strage, approcciando le vittime in ogni angolo del pianeta. Forse sta accadendo proprio in questo momento.

Preoccuparsi non è una strategia. Nemmeno scandalizzarsi.

Prendiamo consapevolezza una volta per tutte e accettiamo che questa è una parte del mondo con cui le future generazioni si confronteranno quotidianamente, ventiquattr’ore al giorno, includendo il pericolo di credere a notizie inventate e costruite così bene da sembrare vere.

Se vogliamo aiutare le future generazioni a sviluppare gli anticorpi necessari per vivere nel mondo che verrà, è necessario che impariamo le regole base per conoscere questo spazio e decliniamo le regole universali dell’educazione e del saper vivere in ambito digitale, affinchè i nostri figli sappiano riconoscere le fake news e le blue whale, proprio come a noi veniva richiesto di riconoscere le “cattive compagnie”.
Per chi oggi si trova a ricoprire il ruolo di genitore o di educatore, è fondamentale uno sforzo maggiore rispetto a quanto fatto dai nostri genitori e dai nostri nonni; non si tratta più solo di insegnare, ma dobbiamo prima imparare e poi trasmettere.

Imparare la mappa di un nuovo territorio e trasmettere, tradotte nel nuovo linguaggio, le regole universali che da sempre sono valide e sempre lo saranno, rendendo i nostri ragazzi esseri umani responsabili, liberi e consapevoli, in un mondo che noi, oggi, non possiamo immaginare.

“Una bugia fa in tempo a viaggiare per mezzo mondo
mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe.”
Mark Twain

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