Cura e attenzione nelle relazioni

Attenzione e cura: dove va la nostra mente?

Navigando tra i siti di informazione trovo un articolo di repubblica.it intitolato: “Sono malato ma non mi curo: così gli italiani tradiscono i medici”.
Per uno che considera la malattia un dono, sembra molto interessante: lo leggo avidamente.

I numeri sono impressionanti: i pazienti che non seguono le indicazioni e le cure prescritte dal proprio medico curante sono il 44% tra chi è affetto da ipertensione e il 57% tra chi soffre di colesterolo.
Ciò che mi colpisce è soprattutto il dato che riguarda la depressione: più di 6 persone su 10 non seguono le terapie o le interrompono autonomamente. Se parliamo di asma arriviamo addirittura all’86% di “disobbedienti”.
Fatico a capire, specialmente perché nell’articolo si parla di mancanza di giustificazioni tra i pazienti che tornano dal loro medico senza aver seguito la terapia prescritta.

Ma come? Ti fidi o non ti fidi del medico che hai di fronte?
Se ti fidi, perché non segui la terapia? Se non ti fidi, perché ci torni?
Qualcosa non mi torna.

Mi viene alla mente l’immagine di un ragazzino che deve superare un’interrogazione a scuola. Studia le prime pagine, poi si stufa, si distrae, telefona alla fidanzata, ascolta un po’ di musica, guarda la tv. Il giorno dopo va dal professore impreparato, consapevole in anticipo di ciò che sarà il risultato finale, senza dare alcuna giustificazione. Stringe le spalle e avanti, fino alla prossima interrogazione.
Non mi piace per niente, ma è la fotografia che mi ha dato la lettura di questo articolo.
Oltre al fatto che, da malato, che ha seguito molte terapie e tuttora ne segue una, importante, mi sono girate le palle. E tanto.

Nel mio percorso ho conosciuto diversi medici e se qualcuno non mi convinceva, andavo da qualcun altro. Non volevo solo sentire un altro parere ma anche trovare una “relazione” con un professionista che mi permettesse di fidarmi delle sue indicazioni e affidarmi alla sua competenza.
Il mio migliore amico, Matteo, onco-ematologo, mi ha detto tempo fa che i pazienti che ha in cura non lo ringraziano per le terapie a cui vengono sottoposti ma per la relazione che lui riesce ad instaurare con loro. Comunque vada a finire. Anche quando ormai sono consapevoli che gli rimane poco tempo da vivere.
Mi domando allora, cosa cercano questi milioni di malati, italiani, che vanno da un medico e non ne seguono le indicazioni?

Non credo vogliano la “relazione”, altrimenti cambierebbero terapeuta. Allo stesso modo, non mi pare che cerchino una terapia perché se così fosse non deciderebbero autonomamente di interromperla.
Ha ragione il filosofo tedesco Thorwald Dethlefsen, il quale afferma che non bisogna cambiare i medici ma i pazienti e che ognuno di noi ha il medico (e, aggiungo io, la cura e l’attenzione) che si merita.

Se l’approccio è immaturo come quello del ragazzino desideroso di attenzione che deve studiare per l’interrogazione, il malato si troverà ad affrontare un percorso molto duro, faticoso e pieno di sofferenza.
Se, al contrario, l’atteggiamento è consapevole e responsabile, il paziente deciderà innanzitutto quale professionista seguire ma sarà pronto poi a rispettare le prescrizioni del medico e a fornire a sua volta indicazioni preziose nel prosieguo della cura. Si chiama responsabilità. Dovrebbe essere diffusa tra le persone adulte.

Ogni scelta è rispettabile. Si può andare da un luminare della scienza o da uno sciamano, ma sarà una scelta di fiducia in quella relazione e nella conoscenza e nel tipo di approccio di quell’operatore e, conseguentemente, nelle indicazioni che si riceveranno.
Si potrà anche decidere successivamente di interrompere qualsiasi terapia ma sarà una scelta responsabile, presa in totale consapevolezza della propria situazione.

Tutti noi moriremo, prima o poi. La vera differenza tra una semplice esistenza e una Vita realmente e pienamente vissuta risiede nella cura e attenzione con cui trascorriamo i nostri giorni sulla Terra, dedicandoci in primo luogo a noi stessi e, conseguentemente, al prossimo.
Interrompere un trattamento, sia esso una chemioterapia o i fiori di Bach, per tornare dal medico a farsi dare il brutto voto e farsi dare la bacchettata sulle mani, è un comportamento, a mio modesto parere, immamturo e infantile. Non rispetta il valore assoluto della Vita, anzi, va in un senso contrario alla Vita e quindi, proprio per questa ragione, non ha alcun senso.

E un senso, dovremmo averlo, io credo, sempre. O, almeno, cercarlo.

“E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te.”

La Cura – F. Battiato

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