Che la fragilità sia con te

Semplicemente Spazio è un importante punto di riferimento per la Mindfulness a Milano.
Settimana scorsa Carolina Traverso ha presentato Semplicemente Family con Lavinia Costantino e durante la sua diretta mi è venuta in mente quanta straordinaria forza vi sia nella frase del Dalai Lama: “Se ad ogni bambino di otto anni insegnassimo a meditare,  elimineremmo la violenza dal mondo nel giro di una generazione.”

Ieri sera sono andato in Semplicemente Spazio per la presentazione di “Vivi nella Bellezza” il percorso di meditazione con Stefano Bettera. Solo ascoltare le infinite connessioni tra pratica meditativa e arte che Stefano sa regalare mi ha aperto una galassia di riflessioni e pensieri su quanto la bellezza sia sempre sotto i nostri occhi.
Possiamo vederla in ogni momento.

Il momento al quale la mia memoria è tornata con forza, per rivivere questa straordinaria e a volte bizzarra bellezza che la Vita sa donare, risale a quasi trent’anni fa.
Gli ultimi due anni del Liceo passarono abbastanza travagliati, dopo la diagnosi della malattia di Crohn.

Per me, la semplice attività di alzarmi dal letto e arrivare a scuola era una scommessa da vincere ogni mattina; prendevo il tram e, nel punto in cui il traffico diventava insostenibile, scendevo e andavo a piedi.
La sola ragione di questa mia scelta era dettata dal fatto che se avessi avuto urgentemente bisogno di un bagno, avrei potuto entrare in un bar; restando sul tram era impossibile qualsiasi opzione, almeno restando nella legalità.
Quindi scendevo al Cinema Orfeo, attraversavo Viale Papiniano e camminavo lungo tutta via San Calocero, sbucando nell’ultimo tratto di Corso Genova: ero praticamente arrivato al Liceo Manzoni.

A 17 anni il problema non era camminare ma accettare il motivo per cui fossi costretto a farlo. Inoltre, durante i mesi invernali, il Crohn non andava molto d’accordo con il freddo e quel tragitto di un chilometro scarso poteva diventare una corsa a tappe, causando inevitabilmente qualche ritardo a scuola.
Tempo fa, quando mi sono recato per la prima volta in Semplicemente Spazio, che Carolina ha creato cinque anni fa, proprio in via San Calocero al numero 3, mi sono goduto passo dopo passo quel percorso, come una meditazione camminata.

Ieri sera, però, pensando al motivo per cui stavo andando e per il quale andrò domani sera, il sorriso che mi è nato spontaneamente e mi è rimasto fino al mio ritorno alla macchina era diverso.
Domani sera, come diceva un comico, è la mia volta.
Con Carolina inaugureremo “Il Divano di Caro” e parleremo in diretta Facebook del mio libro e del percorso “A mente serena”. Per chi può venire a trovarci, a Milano, l’invito è per giovedì prossimo, 25 gennaio, dal vivo, ovviamente in Semplicemente Spazio.

Se trent’anni fa mi avessero detto che proprio grazie a quella malattia che tanto mi faceva soffrire (anzi, mi faceva proprio incazzare) e alla mia storia, un giorno mi sarei trovato a raccontare come la Mindfulness possa aiutarci a superare ogni giorno piccole e grandi difficoltà, cercando di infondere negli altri forza e speranza, mi sarei messo a ridere.
Anzi, no: avrei proprio mandato a quel paese la persona che mi stava parlando, senza ridere.
Eppure, eccomi qua, proprio in un luogo che in quegli anni percorrevo quotidianamente e che avrò sfiorato a testa bassa centinaia di volte, con le paure e la rabbia di un adolescente che non sapeva cosa gli avrebbe riservato il futuro e la propria salute.

Questo serve a ricordarmi e ricordarci che ogni passo, anche quello più faticoso e duro, è non importante, ma fondamentale per il percorso compiuto fino ad oggi e per quello che stiamo compiendo proprio qui e ora.
Non è possibile scegliere di avere nella nostra vita esclusivamente momenti piacevoli; questo irrealistico desiderio risulta anche poco utile per noi, per la nostra crescita, per imparare ad affrontare la Vita nella sua affascinante complessità.
Sarebbe come imparare a dipingere con metà dei colori e con il divieto di mischiarli.

La nostra vera forza, quella reale, non quella che noi maschietti mostriamo a braccio di ferro, risiede proprio nella nostra debolezza, nell’accettazione di essere fragili.
La comprensione e la consapevolezza di questa nostra natura infinitamente vulnerabile ci rendono infinitamente forti.
Per comprensione intendo proprio l’inclusione, l’accoglienza, il “prendere con noi”, anzi, dentro di noi, anche questa parte fondamentale ma spesso non apprezzata che è la fragilità.
Ci vuole un grande coraggio per essere fragili.

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