La giornata della memoria o la giornata della comprensione?
“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario”.
Con tutto il rispetto per Primo Levi e ciò che ha vissuto, non sono d’accordo.
Comprendo, dal suo punto di vista quanto fosse impossibile capire e quanto fosse dolorosa l’urgenza di far conoscere, affinché il mondo non dimenticasse.
Nel 2017, con tutto ciò che conosciamo e ricordiamo, non mi pare che si vedano risultati incoraggianti.
Conoscere e ricordare ci aiuta o sta diventando solo un processo passivo che ostacola la comprensione, anziché agevolarla? E’ possibile che le commemorazioni siano diventate un momento di pensiero preconfezionato e unilaterale, in cui proprio la comprensione che cerchiamo, sia ostacolata pesantemente?
Conoscere è molto facile ma non è sufficiente; comprendere è necessario, tutt’altro che impossibile. Possiamo comprendere, per esempio, che il male è parte dell’umanità e che, prima impareremo a non demonizzarlo, prima riusciremo a comprenderlo.
Fino a quando la risposta al male è solamente condanna morale, espressione di una presunta superiorità che si sente autorizzata a giudicare, faremo pochi passi avanti.
E’ molto bello pensare che il male risieda sempre e solo negli altri, lontani da noi; purtroppo la Storia, periodicamente, ci insegna che non è così e ci invita a scendere dal piedistallo.
Questo piedistallo rappresenta la conoscenza che ci siamo costruiti e dalla quale ci sentiamo superiori, al sicuro, pronti a giudicare e decidere quale condanna infliggere ai colpevoli del male.
La comprensione è diversa.
Comprendere è un processo molto complesso, faticoso, profondo, ma certamente non impossibile.
Significa prendere consapevolezza che in ognuno di noi è presente quella possibilità di compiere atti di crudeltà sorprendente e apparentemente inspiegabile verso un nostro simile.
Certamente, il prezzo da pagare è un enorme processo di consapevolezza, compassione e umiltà, che metta in discussione le nostre certezze. E’ un percorso che sia pronto a distanziarsi dal giudizio morale e autoritario che ci siamo arrogati il diritto di esprimere.
Siamo capaci?