La locanda
di Gialāl ad-Dīn Rūmī
L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.
Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.
Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,
lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.
Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.
Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà.
Ho appena concluso un corso di meditazione Mindfulness presso la scuola MindfulLab di Milano e tra i numerosi momenti di grande profondità che mi ha lasciato questa esperienza, uno dei più significativi è stata senza dubbio la lettura della poesia che vi ho riportato qui sopra.
Non è solo la bellezza della poesia ad avermi colpito ma piuttosto il suo messaggio e la difficoltà di applicare alla realtà quotidiana l’invito di massima accoglienza suggerito nell’opera.
Ho pensato di provare ad applicare un concetto tanto profondo ad una delle situazioni più banali in cui quotidianamente utilizziamo il nostro pilota automatico: la guida dell’automobile.
Mi darete dello stupido, va bene.
A qualcuno potrà anche sembrare quasi blasfemo trasferire la saggezza del più grande poeta mistico persiano ad una situazione quotidiana così ricorrente come guidare, l’attività più semplice che ogni mattina ed ogni sera ci ritroviamo a fare in modo automatico, senza nemmeno pensare attivamente a ciò che stiamo facendo, con il cervello staccato, con il pilota automatico inserito.
Va bene, come esercizio sono partito dal livello più basso? Può darsi.
In un famoso film di ormai molti anni fa, un maestro orientale insegnava il karate ad un suo giovane allievo, facendogli togliere e rimettere la cera all’auto sfidando la sua diffidenza e incomprensione del motivo per cui gli fosse chiesto di ripetere all’infinito un gesto così semplice e ripetitivo.
Quindi, se è così facile, provateci.
Provateci.
La prossima volta che salite in auto, tra qualche ora, o domani, provate a non criticare (quando serve, non c’è mai un vigile..), non insultare (tu guarda ‘sto…), non maledire (quando proprio te le tirano fuori…), non fare gesti (ma dove va???), non suonare ripetutamente il clacson (non mi aveva nemmeno visto!!!), non arrabbiarvi (ma sei proprio un…), non farvi salire la pressione (tutti io stamattina…), non avere atteggiamenti adolescenziali del tipo: “Adesso tu stai dietro” (quante volte?).
Provate ad accogliere ogni guidatore come il visitatore inatteso della poesia, con rispetto, con onore, con un sorriso.
Forse è più semplice accettare una malattia. E’ dentro di noi, fa parte di noi, ci piega e ci spezza senza pietà, finché non alziamo bandiera bianca e iniziamo ad “accoglierla”.
Ma il “visitatore”? Come lo trattiamo?
Come trattiamo il capo irrispettoso che sbraita? Il collega invidioso che parla male di noi alle nostre spalle? L’impiegato maleducato allo sportello? E la moglie stanca? Il marito nervoso? I figli con le loro continue richieste? I genitori insistenti?
E’ vero, la Locanda, la mia Locanda, mi direte voi, merita rispetto da parte di ogni ospite: non possiamo permettere che gli altri la usino come una discarica per gettare i loro rifiuti emozionali.
Vero, ma può capitare: e quando accade, come reagiamo?
Nella quotidianità delle piccole cose possiamo imparare i più grandi insegnamenti.
Wayne Dyer diceva che come ci trattano gli altri è il loro karma, come noi reagiamo al modo in cui ci trattano gli altri è il nostro karma.
Possiamo dire che dipende dallo stile, dal carattere, dalla personalità che ognuno di noi vuole dare alla propria Locanda: se teniamo il pilota automatico inserito, come quando guidiamo, reagiremo istintivamente con orgoglio, cacciando l’ospite, arrabbiandoci, litigando, creando uno scontro, un conflitto, o, nel migliore dei casi, l’interruzione di una relazione.
Se proviamo ad essere accoglienti, invece, innanzitutto faremo del bene a noi, alla nostra salute, spegnendo la rabbia, riaccendendo la nostra mente, ma soprattutto, ci concederemo la possibilità di ascoltare il prossimo e correremo il rischio di imparare qualcosa di nuovo, magari una prospettiva diversa, su cui riflettere, su cui porci delle domande.
E se poi il prossimo, quell’ospite della Locanda, non fosse altro che l’altra parte di noi, quella che non ci piace, che non sopportiamo, che non vogliamo proprio stare a sentire?
Dai, mettetevi alla guida…proviamo a passare dal pilota automatico al pilota consapevole.
Buon rientro alla vostra Locanda.
“Quando parli, stai ripetendo ciò che sai già;
invece quando ascolti potresti imparare qualcosa di nuovo.”
Dalai Lama