Meditare? Non riesco! 5 ostacoli e come superarli

Meditare o praticare la Mindfulness è di frequente fonte di scetticismo riguardo il risultato finale.
Giustamente.
Il risultato che ci si pone spesso è tanto semplice quanto inarrivabile, almeno nel breve periodo.
Rilassarsi.Questo è l’obiettivo. Anzi, per alcuni, il vero e proprio miraggio.
Cerco sempre di essere piuttosto chiaro, specialmente nelle giornate di presentazione dei miei corsi,circa l’idea di pratica che desideroi trasmettere e il modo di interpretarla e viverla nel quotidiano.
La meditazione non è una strada verso il rilassamento (e nemmeno verso la perfezione!) ma verso la consapevolezza.
Il rilassamento è un effetto che può sopraggiungere, ma dopo tempo e costanza ed è comunque collaterale rispetto alla pratica.
Questo è solo uno degli esempi che voglio portarvi per aiutare una maggior comprensione di quelli che sono ostacoli naturali e superabili durante la pratica, in particolare per chi è agli inizi.

Vediamo insieme le cinque difficoltà più comuni che vengono raccontate dai partecipanti ai primi incontri.

1 – “Ho troppi pensieri…”

Nel momento in cui proviamo per la prima volta a portare la nostra attenzione al respiro e ad un punto specifico del nostro corpo dove possiamo percepirlo, sperimentiamo l’aggressività della nostra mente che “produce” pensieri ad un ritmo frenetico, ininterrottamente. Ma allora non sono capace di governare i miei pensieri? Sono posseduto? Chi comanda veramente lì dentro? E’ possibile spaventarsi. E’ altrettanto possibile comprendere che la nostra mente è stata addestrata fin dal primo giorno a comportarsi in un modo reattivo e difensivo. Possiamo ringraziarla, in quanto si è occupata della nostra sopravvivenza. Ora possiamo imparare a costruire, oltre che difenderci e per questo ci serve l’allenamento.
La nostra pratica.

Meditare e riportare la nostra attenzione al respiro ogni qual volta ci distraiamo può essere molto faticoso, soprattutto i primi tempi, ma anche successivamente, da praticanti esperti, quando siamo sottoposti a stress forti e continui, magari su più fronti. I pensieri sono nostri alleati, poiché ci permettono di avere un termometro del nostro meteo interiore: più sono aggressivi, più è nuvoloso dentro noi stessi. Forse oggi piove, ma con costanza e determinazione, possiamo diradare le nubi e aiutare il sole a fare capolino. A volte anche molto più rapidamente di quanto ci suggeriscano le nostre paure.

2 – “Mi sembra di perdere tempo!”

“Con tutto quello che ho da fare, sto qui seduto a fare niente? Ora non posso, mediterò più tardi.” Anche questo è un pensiero aggressivo che la mente ci lancia subdolamente per rimandare ed evitare il momento di pratica.
Per questa ragione, a prescindere dal grande valore che la pratica informale assume in ogni momento della nostra giornata, la pratica formale è altrettanto importante per formarci una disciplina, un atteggiamento positivo nei confronti del nostro reale benessere. Non significa che “devo meditare” e, poiché non lo faccio, mi giudico e mi autopunisco; significa che “voglio” meditare, perché ho deciso di volermi bene e di volermi bene in questo modo.

Meditare significa anche scoprire il valore della pausa. In tutti i sensi.
La pausa necessaria per riportare l’attenzione a noi stessi, in qualsiasi momento del giorno ci capiti di sentirne la necessità, magari durante una accesa riunione con i propri colleghi. Il valore della pausa può essere anche la protezione da agenti esterni di quella pace familiare che vogliamo conservare in vacanza, che siano essi le mail del capo oppure l’invadenza della suocera! Oppure, la pausa che ascoltiamo, piano piano, tra l’inspirazione e l’espirazione. Per questa ragione considerare la meditazione una perdita di tempo significa non essere nel “qui e ora” ma nel futuro o nel passato, in preda a pensieri della nostra mente.
Meditare è il modo migliore per guadagnare e apprezzare il tempo, dove, mentre e con chi lo stiamo vivendo. Anche con noi stessi.

3 – “Non riesco a chiudere gli occhi”

Questa è la più semplice: potete tenerli aperti o socchiusi, fissando un punto un paio di metri circa di fronte a voi. Chiudere gli occhi non è necessario ma è importante accogliere questo disagio e sperimentare di tanto in tanto se, con la pratica, è cambiato qualcosa a riguardo. Potremmo scoprire, per esempio, che semplicemente non ci fidavamo a chiudere gli occhi in presenza di estranei. E’ comprensibile e forse anche consigliabile se ci troviamo in metropolitana, ma in una sala di meditazione, forse, è una condizione che possiamo esplorare e dalla quale possiamo imparare come spesso i nostri limiti sono ampiamente superabili.

4 – “Non riesco a stare fermo!”

“Provo a sedermi sul cuscino o sulla sedia e improvvisamente sento prurito ovunque, fastidi di ogni genere, le gambe devono muoversi, insomma, non riesco a stare fermo!” Ognuno di noi ha una porta per raggiungere la propria consapevolezza. Se chiedete ad un ghepardo di catturare le sue prede strisciando, lo costringete ad andare contro natura, che lo ha dotato di una velocità di corsa insuperabile tra gli esseri viventi.
Meditare non significa stare per forza fermi: prendiamo consapevolezza del nostro corpo irrequieto e aiutiamolo a sperimentare nuove strade, magari camminando o correndo, per esempio. Una passeggiata in un bosco, nel silenzio, può essere un ottima idea. Ma potrebbe anche esserlo un’attività fisica piuttosto faticosa come correre, nuotare o addirittura fare cross-fit.

Ricordate che l’oggetto della nostra attenzione ci serve come riferimento dove ritornare ogni volta che prendiamo consapevolezza dei pensieri che ci distraggono.
Meditare camminando o correndo o nuotando o in palestra, prendendo a pugni un sacco da boxe o pedalando sulla cyclette, sono porte percorribili altrettanto valide rispetto allo stare immobili su una sedia o su un tappetino.
Col tempo, arriveremo a rallentare e anche a sederci, ma ora possiamo entrare da un ingresso differente.
Siamo nel 2018 e nel cuore della civiltà occidentale; possiamo cominciare ad allontanarci dall’immaginario collettivo che ci ha portato a vedere la meditazione come uno yogi mezzo nudo che dice “Omm…”.
Che ne dite, ce la possiamo fare?

5 – “Non riesco a stare in silenzio…”

E chi lo conosce, ormai, il silenzio? Siamo in grado di viverlo ancora, anche solo per pochi istanti, nel caos delle nostre Vite? Non è sorprendente che molti di noi, nel silenzio, si trovino a disagio, come di fronte ad uno sconosciuto con il quale non siamo in grado di intavolare alcuna conversazione.
Spesso, anche nella nostra sfera privata, in quei pochi momenti in cui il rumore di fondo potrebbe abbassarsi, tendiamo ad attivare suoni (cuffie, autoradio, tv) che ci allontanano dal pericolo di restare soli con il nostro silenzio. Un primo passo è prendere consapevolezza di questo nostro disagio e aiutarci ad affrontarlo gradualmente.
Possiamo andare all’aria aperta, in un parco, al mare, in montagna e sperimentare la meditazione dei suoni.

Portare l’attenzione al di fuori di noi è un allenamento preziosissimo, che ci insegna a “stare” con i suoni e anche con le pause tra un suono e l’altro. Quelle pause sono il silenzio che piano piano possiamo imparare a conoscere. Quei suoni sono i nostri pensieri che vanno e vengono spontaneamente nella nostra mente, a meno che noi ci aggrappiamo ad essi.

“Stare con” e “lasciare andare”; meraviglioso, vero?
Ok, potete tornare a meditare.
Adesso conoscete i possibili ostacoli e sapete come superarli o…aggirarli!

Se vi vengono in mente situazioni diverse rispetto a queste che vi ho elencato, vi prego di scriverlo nei commenti e sarò lieto di leggere quali altre difficoltà incontrate.

Buona pratica.

 

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2 thoughts on “Meditare? Non riesco! 5 ostacoli e come superarli”

    1. Ciao Linda, grazie di cuore per il tuo commento! Non avevo mai pensato all’immagine della pecora smarrita (dovrei forse prendere un cane come assistente? 🙂 ) comunque, come ben sai, ritengo che ogni pecora abbia già dentro di sé il pastore al quale affidarsi. Un abbraccio

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