Novembre: il freddo, la pioggia, la mente che vaga

Odio novembre.
Lo so, è un pensiero e la mia mente scimmia ci sta sguazzando.
So che posso lavorarci e lasciarlo andare.
So anche come arriva, tutti gli anni, puntuale, a farmi visita. E anche perché.
Lo vedo proprio arrivare fin dai primi giorni e so che mi terrà compagnia fino alla fine.
E’ proprio odio.
Non ho mai provato questo sentimento per una persona ma per un mese sì: è novembre.
Eppure, lo dicono anche i Guns’n’Roses: niente dura per sempre, nemmeno la fredda pioggia di novembre.

Nella tela del ragno

In queste settimane mi impegno a praticare il più possibile; è molto faticoso, ma è la cura migliore che io conosca per questo malessere, anzi per ogni malessere.
Per malessere intendo proprio il mal-essere, lo stare male come si è.
Un avvenimento doloroso, o una serie di avvenimenti, da cui non riusciamo a liberarci.
Restiamo intrappolati come prede in una ragnatela e più ci agitiamo, più aumenta la nostra sofferenza e maggiori sono le probabilità di non riuscire a districarsi.

Proprio io, sì.

Ma come? Proprio tu che insegni la Mindfulness dici di provare odio?
Sì.
Proprio tu che conosci certe dinamiche della mente?
Sì.
Tu che conosci la sofferenza da tanto tempo?
Sì.
Proprio io.
Se qualcuno avesse ancora la speranza di diventare immune al dolore e alla sofferenza grazie ad un corso di Mindfulness, può serenamente mettersi il cuore in pace.
Non accade.
Accade, invece, che diventiamo consapevoli dei nostri sentimenti e delle nostre fragilità.
Piano piano, impariamo a guardare le nostre cicatrici e ad accoglierle con compassione.

Il primo passo

Ovviamente non sono sufficienti corsi di otto settimane o nove o un ritiro di un weekend.
In queste situazioni possiamo intraprendere il nostro cammino, certamente; poi, la strada è ancora molto lunga e la responsabilità di proseguire il percorso è solo nostra.
Crediamo seriamente di risolvere in due mesi situazioni profonde e radicate che la maggior parte delle volte durano da alcuni decenni?
Possiamo diradare la nebbia e scorgere la direzione, la nostra autentica strada da compiere, non quella che ci hanno indicato altri nel corso degli anni. La nostra.
E compiere i primi passi.
Questo sì.

La mente sta in panchina

Saranno i primi passi verso la consapevolezza e l’autenticità, certo non verso la perfezione, anche perché la perfezione non esiste, almeno per come la intendiamo e la inseguiamo noi.
Comprenderemo che per superare quel dolore occorre attraversarlo e che attraversarlo richiede coraggio e tempo.
Opporsi, fare resistenza, costruirsi qualsiasi corazza aumenterà solo la nostra sofferenza, nel tempo e nell’intensità. L’invito che la vita ci rivolge è di arrendersi al dolore.
Accettare e accogliere ci porterà verso la trasformazione.
In questo processo, la mente lascia spazio al cuore e al corpo.
Possiamo imparare ad ascoltarci e a fidarci della loro saggezza, lasciando che per queste partite la mente resti in panchina.

L’invito che la vita ci rivolge è di avere fiducia in lei.
Arrendersi.
Sarà doloroso e difficile, specialmente all’inizio.
Man mano che proseguiremo sarà sempre di più un percorso di continua scoperta, di stupore e di meraviglia, di fronte alla nostra infinita e affascinante bellezza e complessità di esseri umani.
Una rivelazione.
Noi.

 

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I Corsi di Giuseppe

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1 thought on “Novembre: il freddo, la pioggia, la mente che vaga

  1. Caro Giuseppe Coppolino hai fatto centro …..è proprio la vera costruzione di questi mesi bui,,grigi,umidi,che ci rende insofferenti,inquieti.ma anche consapevoli …….esistono pure loro……li accogliamo ……ma nn vediamo l ora che ritorni l altra asse….quella primaverile……Kiss.el.
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