Famiglia allargata: 5 idee di Mindfulness per il non-genitore

Oggi è il compleanno di mio padre. Per festeggiarlo e per celebrare ciò che mi ha trasmesso, ho pensato di raccontarvi come la Mindfulness mi ha aiutato nella mia esperienza di non-padre.
Non-padre è una definizione che ho coniato per spiegare la mia condizione di non-genitore; non ho figli miei e vivo ormai da tre anni e mezzo insieme con mia moglie Silvia e le sue figlie, gemelle, di 15 anni, Elisa e Sara.
E’ stata ed è ogni giorno una esperienza splendida, affascinante, meravigliosa. Meravigliosa nel senso più etimologico del termine: che mi suscita meraviglia, sorpresa, stupore.

Rispetto, rispetto e rispetto.

Naturalmente non è sempre (stato) facile, soprattutto durante i primi tempi.
Non avevo paura ma mi ponevo alcune domande su come sarebbe stata la relazione all’interno di questo nuovo nucleo familiare, in particolare una, molto semplice: cosa devo fare?
Cosa posso dire, io, a due dodicenni? Che conversazioni avremmo avuto?
Fortunatamente mi venne in soccorso Loris Muner, uno dei miei maestri, che mi illuminò con grande semplicità.
“Devi fare una cosa sola: rispettarle”.
Naturalmente sotto l’ombrello del termine “rispetto” trovava riparo un caleidoscopio di situazioni.
Rispetto del loro mondo, della loro età, della loro sofferenza per la separazione dei genitori, dei loro tempi, dei loro dubbi, delle loro paure, della loro rabbia, delle loro passioni.

Mindfulness per famiglia allargata

Quando sostengo che loro siano (state) le mie maestre di Mindfulness, non sto forzando alcun concetto né tantomeno mi concedo una simpatica battuta. E’ la pura verità.
Mi hanno permesso di allenarmi quotidianamente, trasferendo ogni teoria e ogni pratica formale nella quotidianità e nel confronto costante con loro: un corpo a corpo continuo, impegnativo, di altissimo livello.
Poiché il bagaglio acquisito è importante e la famiglia allargata è una realtà sempre più frequente, mi sembra interessante condividere alcune idee mindful, a favore di altri non-padri e non-genitori nei confronti dei non-figli.
Partiamo da una domanda semplice semplice: tra voi e loro, chi è l’adulto?
Ecco, appunto.

Il pilota automatico

Qualsiasi sia l’età dei non-figli, il non-genitore può essere sollecitato frequentemente da atteggiamenti di resistenza, insofferenza e mal sopportazione da parte dei non-figli. Se inseriamo il pilota automatico e reagiamo ad ogni presunta provocazione, finiremo solo con innescare una dinamica conflittuale da cui uscire sarà difficile e faticoso. Ogni stimolo è una buona occasione per una breve meditazione del respiro, lasciar passare il primo pensiero reattivo, probabilmente anche il secondo, forse pure il terzo… Creiamo spazio tra il loro mondo e il nostro: più grande sarà questo spazio, più ricco sarà il dialogo reciproco che potremo inserirvi nel tempo. Quando vi diranno:”All’inizio mi stavi antipatico” avrete fatto un buon percorso, ma non è finito.

Lasciate andare

Se capita che le loro parole possano ferirvi, imparate a lasciare andare. Quasi certamente non lo stanno facendo con un proposito diretto nei vostri confronti ma per dare sfogo al loro dolore. Anche in questo caso, reagire aumenta solamente il livello dello scontro. Provate a restare con questa vostra ferita ed esplorate un pò le sensazioni e le emozioni che vi suscita. Potreste scoprire che vi stanno aiutando a comprendere meglio qualche ferita del vostro passato. Loro non lo sanno, ma voi? Perdonare è sempre un esercizio di grande profondità e possiamo allenarlo attraverso una meditazione dei suoni.

L’attenzione

Il body-scan, ossia saper portare e riportare la vostra attenzione ad una parte del corpo a dispetto delle innumerevoli distrazioni, è un buon punto di partenza per dedicarvi a loro, quando vi è l’occasione.
Può essere, per esempio, del tempo trascorso insieme durante una gita oppure una conversazione in cui iniziano ad aprirsi e raccontarsi con voi.
State lì. In quel momento, fate scorrere qualsiasi pensiero vi possa portare lontano dal qui e ora e restate con loro, nel loro mondo, nella loro storia. In quel momento vi stanno prendendo per mano e concedendo di entrare nel loro cuore; abbiate rispetto e siate delicati, curiosi, gentili. Siate grati. Se non lo siete, questa è l’occasione migliore per imparare la gratitudine.

Il non-giudizio del non-genitore

Se c’è un vantaggio ad essere non-genitore in una famiglia allargata, è il distacco con cui possiamo ammirare queste creature. Siamo in una posizione privilegiata, di osservatore coinvolto o, per citare uno dei miei maestri, il coach Roberto Ferrario, in una “intima distanza”. Approfittiamo allora per abbassare le barriere del giudizio, per rimettere in discussione le nostre convinzioni, per esplorare sentieri mai battuti prima. Se riusciamo a trasmettere loro questa nostra predisposizione d’animo, presto vi sentirete realmente connessi con loro. Non si sentiranno più giudicati ma accolti. L’apertura che ne conseguirà all’interno della famiglia innescherà un circolo virtuoso straordinario; del resto, i bambini sono molto più bravi di noi adulti a non giudicare.

Questa accoglienza e capacità di non giudicare è un grande tesoro che possiamo portarci in ogni ambito della nostra vita.
Quando iniziate a sentire questa energia, vi accorgete che essere non-genitori è proprio una figata.
Impariamo ad apprezzare la bellezza e la magia di vedere una creatura crescere ed evolvere nel mondo.
La meditazione della montagna mi sembra che possa fare al caso nostro.

L’intenzione

Perché pratichiamo? Recentemente l’ho domandato e me lo sono domandato spesso. Anche in questo caso, l’intenzione rappresenta il primo passo fondamentale. Dove vogliamo portare la nostra, in questa nuova situazione di famiglia allargata? Per me e Silvia è stata semplice da individuare: la serenità della casa. Qualsiasi passo va in questa direzione. Chi collabora è benvenuto a braccia aperte. Chi crea tensioni o ostacoli viene tenuto a distanza.
Scrivere la vostra ‘intenzione su un foglio non è necessario, a mio parere.
Scolpirla, sì. Dove volete.

Buona famiglia allargata.

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4 thoughts on “Famiglia allargata: 5 idee di Mindfulness per il non-genitore

  1. Purtroppo ho conosciuto la mindfulness da poco ma sono “non-padre” da ormai 8 anni e sicuramente mi avrebbe aiutato in molte occasioni.. all’inizio è stata dura per tutti, ma quando ho capito che dovevo rispettare e accettare il mio “non-figlio”, che adesso per me è un figlio, è cambiato tutto. Comunque meditare fa sempre bene!

    1. Ciao Lamberto, grazie mille per il tuo commento. Mi fa molto piacere che tu sia riuscito a superare le difficoltà iniziali che viviamo tutti noi, non-padri (anche quelli che meditando…) con i nostri non-figli.
      Questo è un bellissimo messaggio per chi si trova in questa situazione, il rispetto a cui anche tu fai riferimento è sempre centrale e a mio parere è una variante interessante della attenzione tipica della Mindfulness. Un caro saluto!

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