Separazione e attitudine mindful

Una delle più famose e prestigiose squadre di pallacanestro del pianeta, i New York Knicks, cercano ogni anno di costruire una squadra vincente. Dopo un paio di stagioni deludenti, azzerano tutto e riaffidano le sorti ad un nuovo manager, un nuovo staff e nuovi giocatori, con la convinzione che “a New York si deve vincere subito”. Saldi in questa idea un po’ folle e surreale, non vincono il campionato da quasi 50 anni.
Il tempo è galantuomo. Il tempo guarisce tutto. Diamo tempo al tempo. Quante frasi o proverbi conosciamo sul tempo che ci invitano alla pazienza? Sarà poi vero che il tempo è un valore di per sé oppure dipende dall’uso che ne facciamo? Se prendiamo l’esempio dei New York Knicks temo che la seconda ipotesi sia decisamente più reale.

Quando ci si trova ad affrontare una separazione questa regola non fa eccezione. Se non investiamo il nostro tempo pazientemente e consapevolmente al miglioramento di noi stessi, ricadremo negli stessi errori molto presto e ci ritroveremo ad affidare sempre più di frequente la squadra ad un nuovo manager, come i Knicks.
Eppure abbiamo uno strano rapporto con il tempo; a volte restiamo intrappolati nel passato, altre volte ci facciamo prendere dall’ansia del futuro. Spesso non riusciamo a goderci il valore e la bellezza del tempo presente, del momento, del qui e ora.

Dopo una separazione può capitare di pensare ai momenti vissuti con la persona da cui ci siamo distaccati, con rabbia o nostalgia, ritornando con la memoria a episodi in cui eravamo stati bene oppure a situazioni in cui l’incompatibilità era esplosa in tutta la sua deflagrazione.
Possiamo anche diventare facili prede dell’ansia se proiettiamo quelli che erano i nostri sogni di una famiglia e una vita felice in un futuro che certamente, presi dallo sconforto, fatichiamo a vedere, anzi, non riusciamo proprio a immaginare.

In entrambi i casi siamo intrappolati: ma l’aspetto più curioso è che siamo prigionieri di una dimensione temporale che non esiste più (il passato) o che non esiste ancora (il futuro). Siamo chiusi dentro una prigione che non ha sbarre né lucchetti, se non quelli che la nostra mente ha creato. Nel momento in cui decidiamo di compiere un passo fuori da questa gabbia immaginaria, entriamo nel presente, nel momento in cui siamo e possiamo prendere in mano realmente la nostra Vita.

Agire è il primo passo: uscire dalla gabbia.
Agire, quindi fare: sì, ma cosa?
Boh.

È importante? Non è forse meglio trovare delle occupazioni che stimolino i nostri interessi, le nostre passioni e ci aiutino a rientrare in contatto con noi stessi, con il nostro mondo interiore, senza la preoccupazione di dare necessariamente uno scopo anche all’attività più semplice? Anche perché, lo sappiamo, il fine di ogni situazione, nel periodo immediatamente post separazione, è quello di ritrovare l’anima gemella. Subito.
E finiamo come i New York Knicks: più la cerchiamo con l’ansia di non restare soli, più non la troviamo.
Invece, proprio restare soli ci aiuta a ritrovarci, a riascoltarci e anche a scoprire parti di noi che fino ad oggi non avevamo ancora avuto il piacere di conoscere.

Nel frattempo potremmo riprendere vecchi hobby abbandonati, risvegliare abilità troppo a lungo assopite, andare a rivedere luoghi che non visitiamo da tanto tempo per vedere come sono cambiati. Vi piace qualcosa? Fatelo. Godetevela.
Praticate la mindfulness.
Non pensate a ieri né a domani.
Nemmeno a chi c’era ieri e a chi potrà esserci domani.

Ci siete voi e questa è la cosa più importante: prendetevi cura di voi stessi, assecondando il tempo, non rimpiangendolo o inseguendolo. Solamente in questo modo il tempo sarà un vero investimento e vi restituirà con gli interessi ciò che avete seminato per arricchire e migliorare le vostre sensibilità, competenze ed esperienze.
E vincerete il campionato prima di quanto immaginiate.

“Il tempo non è che il ruscello dove io vado a pesca”.
H.D. Thoreau

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