Qui e ora: l’insegnamento della separazione

Le separazioni ci portano a rivivere molti ricordi, catapultandoli sotto la luce diversa del presente, nel qui e ora.

Ripensiamo alla vacanza trascorsa sull’isola corallina, una festa per celebrare un traguardo raggiunto, una cerimonia di amici e parenti. Come dimenticare quando abbiamo cercato casa insieme, deciso l’arredamento o quale automobile comprare?

Fino a poco tempo fa rappresentavano momenti indelebili che ci avevano regalato sensazioni di grande gioia e serenità. Ora si tramutano, alla luce della separazione, in coltellate al cuore che vorremmo cancellare.
Improvvisamente ci sentiamo stupidi, pensando che forse, già a quel tempo, avremmo potuto leggere i segnali di ciò che sarebbe successo dopo. Come abbiamo fatto a non vedere? Eravamo accecati dall’amore per non capire? Come abbiamo potuto mettere così tanto impegno in una storia che ora è terminata? Forse eravamo troppo distratti, spensierati o inesperti?

Se inseriamo in questo quadro anche i figli, perfino momenti di gioia legati a tappe della loro vita riescono a sfuocarsi. Un’immagine di felicità che nella nostra mente dovrebbe essere intatta manifesta qualche crepa solamente perché condivisa con il partner dell’epoca, quello “sbagliato”.

Com’è possibile? Eravamo tanto offuscati e oggi abbiamo una maggior chiarezza mentale per comprendere il nostro passato? All’epoca dei fatti non avevamo la consapevolezza di oggi e finalmente riusciamo a comprendere i nostri errori? Quante scelte abbiamo sbagliato nella nostra vita?
Ma ha senso ripercorrere gli episodi della nostra vita giudicandoli a posteriori?

Quando ci troviamo a compiere scelte importanti, lo facciamo con le informazioni, l’esperienza e i sentimenti che viviamo in quel contesto, nel qui e ora. Che significato può avere rielaborare un ricordo, un avvenimento o una decisione secondo un bagaglio di informazioni che, tempo dopo, è forzatamente diverso, forse (ma non è detto che sia) più ricco?

Se avete conservato un disegno fatto da voi quando eravate piccoli, provate a prenderlo in mano ora e osservate i vostri pensieri. Pensate forse: “Oddio! Che brutto disegno!” oppure lo guardate con tenerezza e compassione pensando che è l’opera di un bambino di pochi anni, realizzata con le capacità, le conoscenze e le sensibilità di quel tempo?

Ci piace così tanto ed è così facile giudicare che lo facciamo continuamente, anche rinvangando ciò che non si può più cambiare: il passato. Quindi, se abbiamo “sbagliato” all’epoca, oggi possiamo finalmente comprenderlo e “punirci” per quegli errori. Abbiamo forse sbagliato ad affrontare con gioia, entusiasmo e speranza una relazione che poi si è conclusa? Quando la risposta è sì, eccoci pronti a congelare ogni possibile nuova esperienza. Non ci fidiamo, non sappiamo fidarci e probabilmente siamo incapaci e non meritiamo nemmeno di essere felici, tanto siamo stati stupidi in passato.

Rielaborando il nostro passato, ci neghiamo il futuro.

Il nostro passato è il nostro maestro: ci lascia solo insegnamenti ed esperienze.
Giudicarlo a distanza di tempo equivale a pensare che il disegno di quel bambino sia brutto, senza apprezzarne lo sforzo e il significato che all’epoca, in quel qui e ora, ha rappresentato per il bambino stesso.
Senza comprendere lo sforzo e il significato e perdendoci nel facile labirinto del giudizio, manchiamo il punto: ci perdiamo l’insegnamento.

Vivere momento per momento, riprendendo il titolo di uno stupendo libro di Jon Kabat-Zinn, non significa restare perennemente intrappolati nell’istante presente, senza mai volgere lo sguardo al passato o al futuro.
Dovremmo forse ignorare il nostro cammino? Come potremmo non pensare mai ai momenti che abbiamo vissuto e alle persone che abbiamo conosciuto? E chi tra noi potrebbe rinunciare a proiettarsi nel futuro con ambizioni, progetti, sogni? Come potremmo pensare alla nostra auto realizzazione? Ad esprimere la nostra creatività attraverso la nostra opera?

Il valore del qui e ora risiede nello sguardo compassionevole e privo di giudizi, con cui ci rapportiamo al nostro passato, al nostro presente ed al nostro futuro.

Cosa mi ha insegnato il mio percorso, fino a qui? Quale bagaglio di esperienze mi ha donato, trasformandomi nella persona che sono oggi?
E oggi, qui e ora, come voglio e posso utilizzare questo bagaglio? Dove desidero andare? E’ un bagaglio sufficiente o posso acquisire altri strumenti preziosi per il percorso che voglio intraprendere?

In questa prospettiva, si comprende facilmente quanto sia inutile e dannoso per il nostro benessere rivivere i ricordi attraverso la lente deformante del rimpianto, del lamento, della rabbia. Costruiamo con le nostre mani la gabbia dentro la quale ci chiudiamo, precludendoci tutto l’Amore che il futuro può regalarci.
Il nostro passato non è né bello, né brutto, né buono, né cattivo, né un trionfo, né un fallimento: è semplicemente ciò che è, così com’è.
Allo stesso modo, lo è la realtà, con le sue gioie e i suoi dolori.

Innamorarsi è una grande gioia, separarsi è un grande dolore: non esistono errori, né ieri, né oggi, né domani: solo momenti diversi, tappe fondamentali nel percorso di crescita e di arricchimento del nostro bagaglio.
Per questa ragione, i nostri ricordi sono una ricchezza esclusivamente nostra, unica e inestimabile.

Le nostre vite sono opere d’arte in costante trasformazione: talvolta lo scultore usa la dolcezza della propria mano, come una carezza, altre volte usa il martello, ma lo scopo è sempre la perfezione finale.

Quando ripensate a momenti della vostra relazione vissuti prima della separazione, provate ad osservare le vostre emozioni. Se al nascere di un ricordo, vi spunta un sorriso, va bene. Se, al contrario, vi suscita ancora rabbia o risentimento, va bene comunque: sappiate però che, da qualche parte, vi state perdendo un insegnamento prezioso.

Un proverbio buddista recita: il maestro arriva quando l’allievo è pronto. Se anziché ascoltare il suo insegnamento, ci chiudiamo nella gabbia del giudizio, nessun maestro ci sembrerà mai degno e, come allievi, non saremo mai pronti.

“Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.”

Isabel Allende

2 thoughts on “Qui e ora: l’insegnamento della separazione

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.