Il dolore allontana: segui il sentiero e riprendi il viaggio

L’idea del viaggio ha per me sempre un significato particolare durante le prime due settimane di gennaio. Fu proprio in questo periodo dell’anno che dodici anni fa trascorsi il momento più difficile della mia vita a seguito di una operazione molto delicata. Quindici giorni di ospedale e una condizione molto precaria mi misero di fronte alla paura, anzi al terrore di non farcela. Se la paura mi accompagnò per un mese circa, la precarietà della mia salute mi fece compagnia per un paio di anni buoni, nei quali fui costretto ad affinare una sensibilità ed una attenzione che si rivelarono fondamentali per la mia vita successiva.

E’ qui che iniziai (o ripresi?) il mio viaggio.

La lezione del bosco

Quando ero bambino e mio padre mi portava a fare lunghe passeggiate nei boschi, in montagna, mi indicava sempre i segnali sui tronchi degli alberi che indicavano il sentiero.
Qualsiasi cosa fosse successa, seguendo quei segnali sarei tornato lungo la strada che mi avrebbe riportato a casa.
Non mi è mai capitato di perdermi in un bosco, ma nella vita sì, più volte; credo capiti a ognuno di noi, presto o tardi.
I segnali, purtroppo, non sono chiari come quelli sui tronchi degli alberi ma ci sono e imparare a riconoscerli è molto prezioso.
A dire il vero, talvolta ve ne sono alcuni molto evidenti eppure siamo così immersi nel nostro dolore che non li vediamo.
Non vedendoli, continuiamo ad allontanarci sempre di più dalla nostra traiettoria.

Pulizia e macerie

E’ in queste situazioni che arriva, prima o poi, un evento inaspettato, spesso traumatico, che ci impone uno stop e ci offre la possibilità di ritornare lungo il sentiero e riprendere il nostro viaggio.

Quel periodo di dodici anni fa fu questo, per me. Dopo quasi venti anni di malattia cronica ero ancora incazzato col mondo. Avevo bisogno di una scossa, un vero e proprio terremoto che facesse piazza pulita intorno a me e così avvenne.

Quando ti ritrovi solo in mezzo alle macerie, non hai distrazioni: guardi solo a ciò che è essenziale. Ti rendi conto che tutto ciò che fino a poco tempo prima ti sembrava fondamentale e irrinunciabile nella tua vita, come il matrimonio o la carriera avviata da una promozione imminente, si è semplicemente disintegrato e tu sei ancora vivo; inizi a pensare che probabilmente così necessari non erano. Capisci che tu puoi sopravvivere, che sei più forte, che puoi farne senza e inizi a cercare altro.

Inizi a cercare i segnali lungo il sentiero.

E riprendi il viaggio

Il viaggio riparte. Impari ad ascoltarti, a percepire le tue vibrazioni, se stai bene, se stai male, se stai bene con una persona e male con un’altra. Il corpo ci aiuta in questo, ci manda segnali in continuazione e impariamo a leggerli, piano piano.

Ti riavvicini lentamente alla tua traiettoria, annusando l’aria e affinando un istinto quasi animalesco che non sapevi di possedere.

Trovi situazioni che ti fanno sentire “connesso”, con te stesso e con il mondo.

Nascono dentro di te nuove passioni, per idee, discipline e, naturalmente, persone.

Impari ad essere più indulgente, meno severo, più accogliente.

Impari a distinguere e a “pesare”, ciò che è realmente importante da ciò che non lo è.

Sei vivo

Rallenti, più spesso di prima, per goderti proprio questo momento, in cui senti un profumo, una voce, un suono, l’aria sulla faccia, il calore del sole sulla pelle.

Sei vivo. Questo è il miracolo.

Per questa ragione, anche se adesso sei spezzato in due dal dolore, vedi solo il buio intorno a te e ti senti completamente perso, ti chiedo solo di volerti bene.

Prenditi cura di te.

Quando te la senti, puoi rialzarti e riprendere il tuo viaggio.

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