Cosa c’entrano le rane con la mindfulness? Nel libro “A mente serena” ho citato la storia della rana bollita: probabilmente molti di voi la conoscono.
Immergendo una rana in una pentola di acqua bollente (per dire, ovviamente, non provateci anche perché l’esperimento è già stato realmente fatto: non ci credete? leggete qui), questa si brucia e salta immediatamente fuori, salvandosi la pelle. Se invece immergete la rana in una pentola con acqua fredda e accendete il gas come quando preparate la pasta (anche in questo caso, lasciate perdere la rana e continuate a farvi la pasta), questa si ambienterà senza alcuna apparente difficoltà e anche quando la temperatura inizierà a farsi tiepida non dovrà compiere grandi sforzi per adattarsi. Nel momento in cui l’acqua si scalda, almeno inizialmente, la rana non percepisce ancora alcun pericolo e solo quando l’acqua raggiungerà una temperatura bollente che la nostra povera rana, cosciente della situazione, sarà ormai talmente debole che, pur volendo e tentando, non avrà più le forze per saltare oltre il bordo della pentola.
Che differenza c’è tra noi e la rana?
Poche o tante, a seconda dei punti di vista.
Come la nostra rana, tendiamo ad abituarci a situazioni malsane, che non ci fanno bene, in ogni ambito della nostra vita: personale, familiare, lavorativo. Relazioni non autentiche, persone che non stimiamo e con le quali trascorriamo molte ore della giornata a stretto contatto, stress fisico ed emotivo dovuto alla routine quotidiana fatta di fretta, scadenze, traffico e via dicendo.
Ci adeguiamo, lentamente, alla temperatura dell’acqua che sale senza essere consapevoli del pericolo, forse non imminente ma certo non troppo lontano, sia per la nostra salute che per la serenità delle nostre relazioni.
Talvolta ci costruiamo da soli abitudini nocive per la nostra salute, attraverso vizi quali il fumo, il cibo, l’alcool, il gioco o mille altre forme e tutto ciò per distrarci dalla sofferenza che la temperatura dell’acqua ci sta provocando.
A differenza della rana bollita, per nostra fortuna, la pentola è solo una metafora; se il nostro povero animale doveva compiere uno sforzo non indifferente per saltare, anche nel momento in cui aveva raggiunto consapevolezza della propria situazione, per noi, non è così.
Se viviamo in una condizione non più a lungo tollerabile, possiamo uscirne in ogni momento.
Subito.
Adesso.
L’unico vero muro da scavalcare è rappresentato dalla nostra mente e dalle abitudini che abbiamo costruito nel corso degli anni, per allontanarci sempre di più da una lucida presa di coscienza e non pensare alla situazione insopportabile in cui siamo immersi.
Quando mi viene chiesto cos’è la Mindfulness e a cosa serve, posso rispondere anche in questo modo: a prendere consapevolezza della temperatura dell’acqua in cui siamo immersi, ad uscirne nel migliore dei modi senza fare la fine della rana bollita.
Riprendere in mano le redini, non essere più passeggeri ma i piloti della nostra vita.
Non è facile, anzi: occorre impegno e costanza ma è di gran lunga molto meno faticoso che restare nella pentola a farsi bollire.
Ora pensate: a che temperatura è la vostra acqua?