Corpo che pensa, corpo che cambia

Il body scan, all’inizio del mio percorso di meditante, mi annoiava a morte. Trovavo questo esercizio lungo, talvolta faticoso. Ho imparato ad apprezzarlo e ad amarlo quando ho iniziato a farlo solo parzialmente, dedicandomi ogni volta ad una parte differente del mio corpo.
In questo modo mi ritrovo ancora oggi a svolgerlo più volte al giorno in modo informale, in qualsiasi luogo o momento.

Un atteggiamento consapevole

Sabato sera rientravo a Milano, da Roma, dove ho partecipato al World IBD Day organizzato, in Italia, da A.M.I.C.I. Onlus.
Avevo appena trascorso la mia giornata con centinaia di persone che soffrono e vedono quotidianamente il proprio corpo cambiare aspetto, talvolta subire anche delle mutilazioni importanti.
Come è capitato anche a me, in passato.

La giornata era stata straordinariamente interessante con diversi momenti di confronto tra le persone affette da IBD e affermati professionisti della Medicina, della nutrizione, del mondo del lavoro.
Un evento organizzato magistralmente dai volontari di A.M.I.C.I. che mi ha fatto sentire onorato di far parte di un gruppo che ha a cuore il benessere di tante persone.
Ho pensato a quanto sia difficile riuscire ad avere una visione globale che non sia limitata ad una prospettiva ristretta ma che tenda ad ascoltare e accogliere le voci di tutti gli attori, protagonisti e comparse.

Facevo queste riflessioni durante il viaggio di ritorno, pensando a come avrei potuto ringraziare e trasmettere il mio apprezzamento a tutta la squadra che compone l’associazione.
In particolare, volevo e voglio trasmettere loro quanto ritenga questo approccio consapevole, responsabile e sensibile.
In una parola: mindful.
Un pò per stanchezza, un pò perché la circolazione, seduto in treno, non era favorita, ho iniziato ad avvertire un dolore fastidioso alle gambe. Mi sono alzato, ho fatto una breve camminata, sono andato alla toilette, sono ritornato al mio posto. Ho chiuso gli occhi, ho portato la mia attenzione alle gambe e più in generale alle sensazioni fisiche per qualche minuto.
Il corpo mi aveva mandato un segnale e ho cercato di prendermene cura, nel limite del possibile.

La dittatura della mente

Ho avuto recentemente il piacere di conoscere Paolo Subioli, durante la presentazione del suo libro “Ama il tuo smartphone come te stesso”. Parlando della mente, Paolo spiegava come essa si manifesti non solamente attraverso il cervello ma anche nel corpo, nell’ambiente dove cresciamo e viviamo e, infine, negli strumenti che utilizziamo.
E’ un concetto molto chiaro e condivisibile che erroneamente tendiamo a sottovalutare o addirittura ad ignorare.

La conduzione del primo corso di Mindfulness x IBD mi ha fatto conoscere persone meravigliose alla ricerca di un nuovo rapporto non solo con la malattia ma, soprattutto, con il proprio corpo.
La Mindfulness è un validissimo strumento per prendere consapevolezza della limitatezza della nostra mente e dei suoi capricci e, dall’altra parte, della saggezza del nostro corpo, che ci manda costantemente segnali di disagio.
Il paradosso umano è che cerchiamo di far governare un’entità saggia e attenta (il corpo) ad un capitano incompetente e distratto (la mente).

Pensare col corpo

Va bene, ma cosa vuol dire pensare con il corpo?
In primo luogo, a mio avviso, significa imparare ad ascoltarlo.
Troppo spesso abbiamo sintomi che sottovalutiamo o fingiamo di non vedere perché “non abbiamo tempo per fermarci”.
Avremo tantissimo tempo quando dovremo far fronte ad un disagio così aggressivo e conclamato che ci costringerà a fermarci a tempo indeterminato.
Allora, dovremo forzatamente rinunciare al piacere di trascorrere il tempo facendo ciò che ci piace con le persone che amiamo.

In secondo luogo, dopo l’ascolto, è molto prezioso osservare se alcune abitudini possono essere responsabili del malessere che il corpo ci trasmette.
Non mi riferisco solamente ad abitudini come possono essere il fumo o l’alcool eccessivo o un’alimentazione poco sana. Proviamo a pensare se i nostri pensieri (toh, la mente!) possono essere fonte di profondo disagio interiore e come possiamo intervenire.

Cosa possiamo modificare, noi, oggi, nella nostra vita per conseguire un maggiore benessere?
Ogni volta che produciamo un cambiamento che va nella direzione di rispetto del nostro corpo (mangiare meglio, fare attività fisica, ridurre lo stress), questi ci ringrazia, dimostrando la sua gratitudine in maniera evidente.
Eppure continuiamo a considerarlo solamente come un involucro, un contenitore.
Talvolta, non ci piace nemmeno, questo contenitore.
Prima di portare realmente la nostra attenzione al corpo e ad ascoltarlo con gentilezza e compassione come merita, occorre tempo e un percorso di vera e propria rieducazione.
Un percorso di consapevolezza.

La saggezza del corpo

Impariamo a fatica che ogni nostra emozione emerge soprattutto nel corpo.
Prendiamo coscienza tardi che il corpo anticipa attraverso segnali chiari e molto preziosi ogni nostro momento di disagio, inviando messaggi espliciti ogni volta che è necessario.
Diventiamo consapevoli, se ci lasciamo guidare dal corpo, di possedere una sensibilità saggia ed efficiente, che ci trasmette preziosi insegnamenti.
Il corpo ci insegna la gentilezza e la compassione invitandoci a prenderci cura di noi stessi per tempo, con attenzione anche ai malesseri grandi e piccoli.
Ci insegna l’impermanenza, grazie al costante cambiamento del nostro aspetto.
Ci mostra l’inevitabile e inesorabile trasformazione evolutiva della nostra esistenza, di cui non vi è alcunché da temere.
Ci insegna la gratitudine, dimostrandocela concretamente ogni volta che ci prendiamo cura dei messaggi che ci manda.
Ci trasmette l’importanza fondamentale di imparare a conoscere e comprendere noi stessi in una dimensione realmente olistica.

Non siamo i nostri pensieri, tanto meno siamo solo i nostri pensieri.
Non abbiamo un corpo, tanto meno un contenitore fastidioso o ingombrante.
Il nostro corpo è la nostra casa, nella quale viviamo tutta la vita, momento per momento.
Noi siamo corpo, mente, spirito, una varietà infinita di emozioni e di possibilità da percorrere.
La nostra felicità può essere raggiunta solo con il rispetto di tutte queste voci.
Il nostro benessere passa dalla capacità di ascoltare e comprendere ogni entità, con apertura, gentilezza e sensibilità.
Proprio come fanno i ragazzi di A.M.I.C.I. Onlus.

 

3 thoughts on “Corpo che pensa, corpo che cambia

  1. Molto interessante..penso che sia un percorso utile in queste malattie nelle quali il corpo attacca se stesso creando fuochi che non si spengono…mi piacerebbe approfondire wuesto approccio a sostegno della m8a lotta contro la RCU…È da circa un anno che tento di disinnescare la fase acuta con pochi risultati.

    1. Ciao Novella, scusa per il ritardo con il quale ti rispondo, dovuto al periodo di vacanza. Mi fa molto piacere che trovi interessante un approccio di Mindfulness per migliorare la condizione di salute generale, per chi come noi è affetto da IBD. Ovviamente ogni discorso è lungo e articolato e questa non è la sede migliore per approfondire l’argomento. Ti invito pertanto, se vuoi, a contattarmi via email a giuseppe@giuseppecoppolino.com e dialogare con tempi e modalità più adatti. Un caro saluto. Giuseppe

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