La consapevolezza come cura

Consapevolezza. Una parola che si ripete e si sente ripetere continuamente, soprattutto nel campo della crescita personale.
Ogni volta che ci troviamo in un ambito legato al benessere interiore, salta fuori questo termine: consapevolezza.
Ma cosa significa essere consapevoli? E perché esserlo ci può portare ad un maggiore benessere, ad una serenità interiore o addirittura alla felicità?
Se la relazione con il mio partner è sempre conflittuale o se il lavoro che faccio non mi piace cosa significa diventarne consapevole? A cosa mi serve?
Addirittura, nel caso di un’esistenza segnata dal dolore o dalla sofferenza, perché esserne consapevoli ci può aiutare? Non sarebbe forse meglio trovare il modo per anestetizzare quel dolore, tenerlo più distante possibile da noi?

Consapevolezza è cura

Essere consapevoli significa avere cura di noi stessi.
Quando non siamo in pace con noi stessi siamo strattonati dai nostri pensieri, a volte nel passato, a volte nel futuro.
Pensiamo che avremmo dovuto sposarci con quel nostro partner di qualche anno fa, che avremmo dovuto restare nell’azienda precedente, che avremmo dovuto essere meno impulsivi e più razionali.
Oppure pensiamo che dovremmo essere un genitore migliore, un partner più attento, un figlio più premuroso con i genitori che oggi sono anziani.
E poi andiamo avanti, pensando che gli altri non ci capiscono, che il capo è uno stronzo, che se trovassi un altro lavoro, un lavoro dove mi rispettano e mi apprezzano, sarei felice.
Peccato che c’è la crisi, altrimenti riuscirei trovare il lavoro dei miei sogni, quello che mi piace davvero fare, che mi fa sentire bene, pienamente realizzato.

Dentro la realtà

Proiettati continuamente nel passato o nel futuro, ci perdiamo la realtà, l’unica realtà che esiste, il momento presente.
Questa mancanza non è banale o semplicemente legata ad un concetto religioso, spirituale o meditativo: è la nostra vera tragedia.
Se non siamo mai “presenti”, quindi non siamo consapevoli, non viviamo.
Non viviamo nella realtà ma in una prospettiva distorta dai nostri rimpianti, dalla nostra rabbia, dalle nostre paure e dai nostri giudizi dettati da queste emozioni negative.
Decidiamo arbitrariamente ciò che è giusto o sbagliato, ciò che possiamo accettare o non accettare.
Non solo non siamo mai nel presente, ma la realtà ci sorpassa, la Vita ci sorpassa, mentre noi siamo fermi, bloccati dai nostri giudizi nel nostro malessere cronico.

Giudizio e prospettiva

Ecco, quando penso a un giudizio, credo si tratti proprio di questo: una prospettiva che preclude la visione di una parte della realtà.
Possiamo anche non accettare di essere stati lasciati dal partner, o licenziati o aver perduto i genitori quando eravamo giovani, ma questo atteggiamento non cambia gli avvenimenti.
Prima riusciremo ad accettare gli eventi, prima la visione sarà ampia e quindi consapevole.
Ecco perché consapevolezza e cura sono legati in modo indissolubile.
Se iniziamo a prenderci cura di noi stessi, smussando i giudizi, accogliendo ciò che è stato, iniziamo a diventare consapevoli. Se accogliamo ciò che è stato, possiamo apprezzare gli insegnamenti che ci sono arrivati dalle esperienze, anche quelle più difficili, che fino ad ora non avevamo colto.

Insegnamenti e maestri

Possiamo imparare ad apprezzare ciò che siamo, entrando sempre più in contatto con noi stessi. Quindi impariamo ad apprezzare ciò che abbiamo, che non è affatto scontato come tendiamo a credere.
Impariamo a volerci bene così come siamo e di conseguenza a voler bene anche al prossimo, verso il quale diventeremo capaci di un atteggiamento compassionevole. Riconosceremo in lui le nostre debolezze: un silenzio, un moto di rabbia, una reazione maleducata.
Saremo pronti ad accogliere, a comprendere, anche a perdonare, quando necessario.
E infine saremo pronti a ringraziare.
Potremo ringraziare chi ci ha amato e ci ha aiutato.
Ma potremo ringraziare anche chi ci ha fatto soffrire e ci ha voltato le spalle nei momenti difficili. Anche loro sono stati dei maestri lungo il nostro cammino.

Volerci bene

Non è semplice. Nel migliore dei casi è faticoso.
A volte un percorso di consapevolezza può essere anche doloroso.
Entrare in connessione con se stessi, magari dopo molto tempo che si rimanda questo momento, può riaprire ferite che fanno ancora male.
Per questa ragione la consapevolezza parte dal prendersi cura.
Impariamo a volerci bene scegliendo attentamente il modo, il momento in cui iniziare e le persone alle quale affidarsi e con le quali intraprendere questo cammino.

Lungo qualsiasi percorso di consapevolezza, la cura inizia fin dal primo passo.
E non finisce mai.
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