Alzi la mano chi non ha mai provato la frustrante sensazione di provare a meditare e dopo pochi minuti si è ritrovato letteralmente aggredito da una quantità insopportabile di pensieri.
Talvolta ci è capitato di vivere una tale situazione anche semplicemente provando a rilassarci per un’ora sul divano. Ogni minimo rumore ci cattura, iniziamo ad infastidirci, poi cominciamo a pensare a qualcosa da fare, ci preoccupiamo, comprendiamo che il nostro relax si sta inesorabilmente allontanando. A quel punto ci innervosiamo, diventiamo sempre più irrequieti e finiamo con il desistere dal nostro desiderio di riposare, arrabbiati contro tutto e tutti.
Probabilmente, anche nel caso della pratica, avremo desistito.
Peccato, perché con tutte quelle distrazioni, stavamo proprio meditando.
Allenamento e allenamento.
Quando svolgiamo un allenamento, per esempio, sul nostro corpo, nel momento in cui avvertiamo affaticamento e indolenzimenti vari, stiamo ricevendo il messaggio che siamo sulla strada giusta.
Attraverso quella fatica, i nostri muscoli producono lo sforzo necessario per migliorare, come massa, resistenza o elasticità.
Eppure, quando siamo lì a sudare e a soffrire per lo sforzo fisico, difficilmente ci viene spontaneo desistere.
Terminiamo l’esercizio stremati, seguendo quella vocina che ci ripete in continuazione: “Dai, non mollare, ancora tre, ancora due, ancora uno…”.
Quando proviamo ad allenare la nostra mente, per qualche bizzarro motivo, non sentiamo la stessa voce.
Durante la pratica meditativa, ogni situazione di difficoltà viene vista come un ostacolo di fronte al quale fermarci perché “non riusciamo a meditare”.
Sarebbe come se ci fermassimo ai primi segnali di fatica del nostro corpo, dicendo: “Non riesco ad allenarmi…”
Ma come? Ti stai allenando proprio qui, in questo momento e in questo modo!
Perché mai l’allenamento della mente dovrebbe essere diverso, privo di fatica e sofferenza?
Anche tu vuoi essere perfetto?
Le motivazioni psicologiche di questa trappola che ci tende la nostra mente sono interessanti da esplorare ma non sono il punto verso cui vorrei porre l’attenzione.
Ciò che mi preme sottolineare è l’incoerenza e l’incongruenza di questo nostro atteggiamento, che ci porta ad usare “due pesi e due misure” in circostanze assolutamente sovrapponibili.
Allenare la nostra mente è talmente importante che prendere coscienza di questa contraddizione assume un significato realmente fondamentale.
La pratica meditativa non è un percorso verso la perfezione, concetto a mio avviso discutibile e anche un pò infantile, ma una strada verso la consapevolezza.
Essere consapevoli della propria fragilità, della propria debolezza, dei propri limiti, della possibilità di cadere in qualsiasi istante nella trappola della distrazione, è uno dei primi passi e tra i più importanti da compiere lungo questo percorso.
Una distrazione dopo l’altra.
Distrazione dopo distrazione, stress dopo stress, arriviamo al più profondo livello di pratica meditativa quotidiana che possiamo sperimentare.
Come esseri umani, come individui, cresciamo solo attraverso il superamento di difficoltà e affrontando periodi complicati che mettono a dura prova i nostri affetti, le nostre convinzioni, le nostre abitudini, la nostra Vita.
Allo stesso modo, la meditazione, la mindfulness, il coaching, il counseling, la psicoterapia, insomma, qualsiasi pratica o qualsiasi percorso di consapevolezza può essere reale solo se attraversa tutti quegli ostacoli che affrontiamo ogni momento. Giorno per giorno, anno dopo anno.
Sveglie mattutine, figli che fanno i capricci, coniugi insoddisfatti, traffico impazzito, colleghi dispettosi, capi incompetenti.
Quella è la nostra pratica.
Se proviamo ad evitarla, finiremo per aumentare la distanza tra noi e la felicità, che è possibile solamente nel mondo reale che viviamo tutti i giorni.
Una vita perfetta non esiste, una vita consapevole, sì.
Ed è a portata di mano.
Buon allenamento.
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